I libri della seconda giornata/ Pasqui

i-boo-citta-popolazioni-politiche-large Gabriele Pasqui, Città, popolazioni, politiche, Jaca Book, Milano 2008

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Il libro si occupa dei fenomeni urbani contemporanei attraverso l’incontro con le popolazioni urbane, tematizzate come effetti di pratiche d’uso.
L’autore pone alla base del suo discorso tre domande. Come le politiche possono essere attraversate dalla vita quotidiana e dall’innovazione sociale? Come recuperare una istanza fenomenologica nella descrizione e nel progetto della città? Come rimediare alla rottura dei rapporti tradizionali tra società insediate e territorio?  Il percorso che muove da questi quesiti si articola in più passaggi.

Nel capitolo dedicato alla disgiunzione, Pasqui si sofferma sul tema della disarticolazione di ciò che tradizionalmente collegava luoghi, territori, pratiche sociali e spazio politico. La scena della disgiunzione è caratterizzata da tre quinte. La prima intreccia i processi di globalizzazione e mondializzazione delle relazioni economiche e la costruzione di nuove geografie della produzione e del consumo con la decostruzione e la ricostruzione dei nessi tra spazio e produzione, in un campo che basa la produzione capitalistica sull’economia della conoscenza. La seconda si interessa ai processi di rottura dei nessi tradizionali tra luoghi e identità sociali, indicando il modo in cui gli individui abitano l’esperienza urbana, costituendo occasioni per l’aggregarsi delle e nelle popolazioni. La terza, infine, interroga il nesso tra spazio politico, sovranità e territorio, affermando che la politica moderna nasce dalla riflessione sul rapporto tra sovranità e territorio.

Nel terzo capitolo l’autore cerca di giungere all’incontro con le popolazioni urbane interrogando le pratiche quotidiane. Pasqui sottolinea il carattere plurale delle pratiche, definendole come «ciò che ciascuno fa, in modo intenzionale o irriflesso, entro campi strutturati nei quali il nostro fare accade in un continuo processo di trasformazione che istituisce senso e produce effetti plurimi».
Nessuna pratica è fondamentale, perché al suo interno contiene una pluralità di altre pratiche di natura diversa e appartenenti a diversi orizzonti di senso.
Le pratiche si presentano come “disposizioni” e vista la loro natura routinaria permettono di incontrare e affrontare l’imprevisto. Esse accadono in campi strutturati, delineando le loro condizioni di possibilità e la loro forma continua. Le pratiche, inoltre, essendo mai insensate, rappresentano un apprendimento per la comunità, pertanto l’autore parla di comunità di pratiche, fluide, aperte, soggette a continui mutamenti di identità. Sono produttrici di significati entro cornici di senso, date e contemporaneamente ridefinite, attraverso una operazione retrospettiva e continua.

Le pratiche sociali sono il campo in cui i soggetti si costituiscono come tali, introducendo la questione della soggettivazione, quale costituzione dei soggetti nelle pratiche, già individuata da Michel Foucault. La soggettivazione si connette all’assoggettamento, per cui la creazione dei soggetti non è mai totalmente libera, e alla costituzione degli oggetti, quale possibilità di considerare qualcosa come oggetto di un discorso. Le pratiche sono, quindi, secondo Pasqui, ambiti di produzione sia di soggetti che di oggetti e pertanto rappresentano lo sfondo per interpretare il fare ed il pensare nell’azione delle popolazioni urbane.

Il quarto capitolo affronta l’incontro con le popolazioni urbane interpretando il modo in cui esse abitano lo spazio e il tempo della vita quotidiana. L’autore afferma che il tratto fondamentale che descrive la popolazione urbana è quello del movimento. Il movimento è caratterizzato da forme e forze. Le forme sono la modalità attraverso cui i movimenti si ordinano nello spazio e nel tempo, disegnando schemi e traiettorie descrivibili e rappresentabili; le forze sollecitano e destrutturato tali forme. L’oscillazione fra forme e forze rappresenta la traiettoria del movimento delle popolazioni.
Le popolazioni urbane sono anche caratterizzate, continua Pasqui, dal ritmo, proprio e del mondo in una trama di continuità. Le popolazioni urbane transitano nelle pratiche, cioè entro un supporto, di volta in volta differenziato. Il corpo del mondo rappresenta proprio il supporto delle pratiche di vita delle popolazioni nel momento in cui la prassi plasma lo spazio urbano.
L’incontro tra spazio urbano e popolazioni avviene nello spazio pubblico, perché le pratiche delle popolazioni sono esercizi della rappresentazione della vita quotidiana, regolate mediante norme quali la cortesia ed il decoro. Gli individui appartengono alle popolazioni in maniera frammentaria e parziale — conclude Pasqui — perché tale appartenenza è delimitata nello spazio e nel tempo, così, il concetto di identità diventa capacità autoriflessiva e consapevolezza di sé. La costituzione dell’identità si relaziona sempre, infatti, a pratiche di vita plurime, con una classificazione delle attività non neutra.

Il quinto capitolo esplora le definizione genealogica del termine popolazione. Lo studio delle popolazioni può, infatti, essere utilizzando per comprendere meglio i fenomeni caratteristici delle città contemporanee. Per il significato di genealogia, il riferimento è  a Foucault. Come a Foucault rinvia la popolazione come «personaggio politico», oggetto di pratiche di controllo securitario.
Le popolazioni, sostiene l’autore, sono effetti di pratiche attraverso le quali gruppi di individui vengono assoggettati ad una certa organizzazione del tempo e dello spazio, ma anche occasioni di condivisione. Oscillano, pertanto, tra vincoli ed opportunità, tra effetti di dispositivi di assoggettamento ed emergenze entro pratiche di soggettivazione.
Lo studio sulle popolazioni urbane, il cui carattere plurale nasce dagli studi dello stesso Foucault — conclude Pasqui — deve partire da tre nodi problematici: il rapporto tra dimensione sociale e naturale delle popolazioni; il carattere singolare o plurale delle stesse; la connessione tra la costituzione delle popolazioni e i dispositivi di assoggettamento e soggettivazione, alludendo al rapporto tra popolazioni, politica e politiche.

Il sesto capitolo si apre con la discussione delle ipotesi sulle diverse popolazioni metropolitane di Guido Martinotti (le quattro categorie dei residenti, pendolari, city users, metropolitan businessmen) e di Giampaolo Nuvolati (residenti, residenti pendolari e flâneur) per proporre il superamento delle due interpretazioni. Dal momento che  “la geografia urbana delle popolazioni è un effetto delle loro pratiche e non un presupposto”, per  Pasqui  le popolazioni non vanno viste come categorie ma  come fasci di pratiche aperte al transito parziale e temporaneo di individui diversi in tempi e luoghi differenti.
Secondo Pasqui, dunque, la chiave di accesso alle popolazioni è il movimento, ma è anche importante capire come esse si aggregano e si costituiscono.
Esistono tre livelli di appartenenza a una popolazione in relazione alla pratica che la connota: persone per le quali una pratica specifica costituisce elemento di identità e il modo di usare la città; persone coinvolte nella stessa pratica con minore frequenza, comunità solo potenziale; persone che solo occasionalmente frequentano la stessa pratica. Così si assume nel campo delle popolazioni la possibilità che alcune fasce si strutturino in comunità di pratiche, partendo da un processo di auto-riconoscimento e auto-consapevolezza per costruire infine una identità di attore collettivo e di politiche. Esistono solo popolazioni plurali, instabili e temporanee, caratterizzate dalle pratiche e dalle azioni compiute.
Un’ analisi diquesto tipo lascia emergere, tuttavia, alcuni paradossi relativi a identità e appartenenza,  a temporalità e  spazialità e infine alla condivisione. Il primo paradosso sottolinea come le popolazioni rappresentano fasci di pratiche, delineando una identità, frammentaria e parziale, dipendente dal transito delle e nelle pratiche stesse. Il secondo paradosso evidenzia che  l’appartenenza a più popolazioni è temporanea e selettiva, dal punto di vista spaziale, legata alla velocità e all’intensità, quindi al ritmo. Il terzo paradosso, riguarda più specificatamente l’appartenenza ad una popolazione che non comprende necessariamente la condivisione.
Dai tre paradossi Pasqui prova a interrogare il nesso tra popolazioni urbane, politica e politiche: “le popolazioni (urbane) possono essere guardate come insiemi di soggetti che in modo temporaneo e intermittente condividono pratiche di vita quotidiana, costituendosi in quanto soggetti a tali pratiche e generando geografie spazio-temporali peculiari a partire dalle prese e dalle resistenze dei campi (supporti) entro i quali le loro pratiche transitano”.

L’ultimo capitolo si apre con l’osservazione del carattere multiforme e sfuggente della politica delle popolazioni urbane. L’autore parla di politiche delle popolazioni,  come politiche per le popolazioni ma anche prodotte dalle popolazioni, per riflettere sulla possibilità e sull’efficacia di produrre beni pubblici e beni comuni urbani mediante politiche. Le popolazioni urbane rappresentano un costrutto strategico per riflettere sul campo delle politiche urbane, perché capaci di individuare le problematiche attuali delle città contemporanee. Il problema centrale che emerge dallo studio delle popolazioni urbane, infatti, secondo Pasqui, è l’esigenza di un nuovo welfare. Che non rinunci agli obiettivi universalistici di rafforzamento dei diritti di cittadinanza (paradosso del voto) ma superi i limiti della “teoria amministrativa dei bisogni”.

L’opportunità è quella di interrogare le politiche urbane in relazione a cinque dimensioni fondamentali, il nesso tra rappresentanza e rappresentazione; la centralità della dimensione della vita quotidiana; l’attenzione ai meccanismi di riproduzione dei beni comuni; la prospettiva dell’abitabilità nella dialettica tra politiche dei luoghi e politiche dei flussi; il crinale tra universalismo e logica della varietà.
Gli individui che appartengono alle popolazioni urbane diventano produttori impliciti di “politiche di fatto”. Per questo Crosta definisce le popolazioni urbane come everyday maker, cittadini, cioè, che partecipano ai processi di politiche con propri obiettivi, attraverso tattiche creative che comportano una politicizzazione della vita quotidiana. Le pratiche quotidiane, quindi secondo Crosta, sono azioni e pertanto rappresentano una politica. L’autore per questo afferma che, nella prospettiva della vita quotidiana, è più importante costruire condizioni per l’azione degli everyday maker, in grado di produrre beni comuni attraverso ciò che ordinariamente fanno.
Lo studio delle popolazioni urbane pone, quindi, nuove sfide alla politica urbana stessa, che abita un crinale centrato sulla differenza e sulla varietà, lavorando sulla rappresentazione più che sulla rappresentanza, mediante azioni e interventi il cui punto di vista è quello della vita quotidiana, che apre le politiche all’innovazione sociale senza ostruire i processi di produzione dei beni comuni urbani, operando nella prospettiva dell’abitabilità come intersezione tra luoghi e flussi.

(Margaret Marcigliano)

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3 comments so far

  1. Giorgio Damerga on

    Al giovane professor Pasqui, rammaricato che all’ombra della Madunina il suo libro non sia stato tanto ben accolto, ricordo a consolazione “…nell’epoca del nuovo utilitarismo sociale…è stato salvaguardato un modesto rifugio all’interesse per la teoria pura…persino l’apprezzamento della teoria serve all’elogio della prassi.La teoria deve giustificarsi dinanzi al tribunale della prassi.”(H-G. G.)

  2. Attilio Belli on

    Seguendo il consiglio bibliografico di Pasqui, trovo in J.-L. Nancy, Verità della democrazia :”Quanto più la città democratica rinuncia a darsi una configurazione, quanto più abbandona i suoi simboli e le sue icone in modo talvolta anche rischioso, tanto più essa vede sorgere tutte le sue aspirazioni possibili verso forme inedite”, che mi sembra metta in tensione l’impalcatura del discorso del libro di Perulli.In ogni caso (per d.l.) mi sembra una citazione da mettere in cornice.

  3. d.l. on

    sarà fatto
    :)


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