La provocazione

Alla discussione sui volumi della prima giornata hanno partecipato Attilio Belli, Alessandro Dal Piaz, Cristina Bianchetti e Stefano Moroni.

In attesa di poter (ri)ascoltare l’intervento provocatorio di Stefano Moroni (il file audio è  in lavorazione, ma c’è qualche problema tecnico), potete leggere  gli appunti (ex post) di Cristina Bianchetti, quelli (ex ante) di Sandro Dal Piaz e quelli di Attilio Belli.

E ovviamente, se volete,  la discussione può riprendere qui, nei commenti.

6 comments so far

  1. d.l. on

    questo è un commento di prova.
    Giusto per controllare che tutto funzioni.

    :)

  2. Alfio Prigioniero on

    Scrive Gregotti “mai come in questi anni…gli architetti sono …stati tanto popolari da invedere persino i settimanali più diffusi”. E voi urbanisti? Non conosco nessun urbanista che scriva su grandi quotidiani o settimanali. Ma è solo un problema di comunicazione?

  3. Marco Merola on

    Non è solo un problema di comunicazione:dice la Bianchetti che i discorsi degli urbanisti sono tranquilizzanti e non hanno interlocutori. Urbanisti di tutto il mondo incazzatevi!

  4. Nello Gallo on

    E’ anche un problema di comunicazione: già è meglio la comunicazione che accompagna il paesaggio, che è più leggera, mentre quella dell’urbanistica è più convenzionale.

  5. giovannella on

    Non lo so dire bene e non so se è un problema di comunicazione, ma a me gli urbanisti non mi sembrano tanto convenzionali, mi sembrano molto complicati. Forse un po’ troppo complicati.
    Gli architetti come Gregotti – e altri anche di più – ti fanno vedere come si potrebbero fare delle “cose”. Per gli urbanisti sembra sempre che il problema è talmente complesso che praticamente non si può fare quasi niente.

  6. Nello Gallo on

    Hai ragione che questa è la sensazione che ha l’opinione pubblica.Ed è pure vero che qualche volta gli urbanisti finiscono per essere incocludenti. Ma il problema è pure che spesso gli architetti fanno più rapidamente progetti sbagliati. Gli urbanisti dovrebbero fare progetti più “densi” che a lungo termine risultino perferibili.


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