Tavola rotonda iniziale

Alla tavola rotonda iniziale, introdotta da Attilio Belli,  hanno partecipato, come da programma, Roberta Amirante, Alessandro Balducci, Alberto Clementi, Carlo Donolo e  Chiara Mazzoleni. Poi, nel pomeriggio, prima della discussione sui due volumi, c’è stato l’intervento differito di Piero Properzi, che era rimasto a lungo bloccato nel traffico napoletano.
Di seguito, potete leggere l’intervento introduttivo di Belli.

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Maintenant: per un nuovo ciclo
Intervento di Attilio Belli

Sarò molto rapido. Quali sono i motivi  che ci hanno indotto a prendere questa iniziativa?

C’è anzitutto un’intenzione semplice, didattica, che viene dall’interno del nostro dottorato di ricerca, che è quella di fornire uno stimolo ai dottorandi:  un invito ad andare oltre le specifiche bibliografie delle tesi, a tenersi costantemente informati,  a  cercare di capire quanto sta succedendo al nostro sapere, all’esito delle nostre pratiche (abbiamo costruito insieme un piccolo repertorio di libri, spesso di giovani autori, significativi, dal quale abbiamo selezionato i quattordici libri che discuteremo); e anche fornire un contributo e uno stimolo alla Scuola di dottorato della Facoltà di Architettura, e all’intera Facoltà, per rendere il nostro apporto meglio identificabile.  E per considerare insieme le prospettive della formazione in urbanistica e pianificazione territoriale.

Unita a questa prima intenzione ce n’è un’altra altrettanto semplice, ma progressivamente desueta  in questa nostra povera Università, che è quella dell’amore per la lettura dei libri e per  la loro discussione.  E’ stato scritto: “La lettura ha due facce, guarda in due direzioni. Una direzione è all’indietro, verso la fonte e il contesto originale dei segni che stiamo decifrando. L’altra direzione è in avanti, basata sulla situazione testuale delle persone che stanno leggendo. E questo perché la lettura è quasi sempre un affare in due tempi, due luoghi e due consapevolezze del fatto che l’interpretazione è la questione più affascinante, difficile e importante che ci sia.” (R. Scholes)

Considerazione che mi richiama alla mente la famosa affermazione − che forse potrà sembrare un po’ retorica e forse addirittura un po’ stucchevole, ma che io ripeto inossidabilmente − di Max Weber quando sostiene “resti ..discosto dalla scienza chi non è capace di…penetrarsi nell’idea che il destino della propria anima dipende appunto dall’esattezza… di quella congettura, proprio di quella, rispetto a quel passo di quel manoscritto”. Ecco, ripeto,  la nostra iniziativa vuole essere anzitutto un atto di amore per il libro, la lettura e la discussione.

C’è poi sullo sfondo un’ambizione più grande, che è quella di fornire un piccolissimo contributo ad un lungo, difficile percorso teso a  ridurre, se ci si riesce,  la delegittimazione della nostra attività nella società  italiana.
In questi tempi ci troviamo immersi  in un immaginario sociale, che si presenta come  una morsa ostile tra chi ci vede corresponsabili del degrado ambientale, chi ci considera ostacolo al libero manifestarsi delle energie individuali (Scalfari su Repubblica lega la distruzione del nostro paesaggio alla responsabilità degli urbanisti; il ministro della Cultura Bondi dichiara in tv che le città sono brutte e funzionano male da quando ci sono i piani regolatori) e addirittura  quelli che amerebbero vederci indistinguibili dai responsabili della  inadeguata sicurezza dei fabbricati terremotati).
In questo sforzo, alcuni libri recenti ci aiutano a rispondere: è il caso di quello che discuteremo nel pomeriggio di Cristina Bianchetti che segnala  che gli urbanisti sono sempre “meno pericolosi”  e hanno sempre meno voce, e analizza il rapporto che il progetto urbanistico ha con il pubblico, con una sfera pubblica  che si frammenta sempre di più.
Ma lo vogliamo fare, già in questa tavola rotonda iniziale, cercando di sostenere oggi, subito, le nostre associazioni Inu e Siu, sul piano casa del governo e sulla ricostruzione nell’Abruzzo,  perché l’urbanistica non svolga un ruolo di mera rincorsa. Riaffermando, come ha ricordato in questi giorni con una sua mail Giuseppe Campos Venuti, inviandoci un suo vecchio articolo del 1981, una efficace cultura del territorio.
Uno dei guai che patiamo, è che ora, maintenant, nella sfera pubblica l’attenzione, in generale scarsa per la politica, lo è ancor più nei confronti dell’urbanistica. L’urbanistica  non riesce a catturare l’attenzione, e poiché le decisioni avvengono solo all’interno del quadro di quanto viene considerato con attenzione, finiamo per essere marginali. In sostanza non riusciamo a  dettare i temi che catturino l’attenzione, che definiscano lo stadio preparatorio della formazione delle opinioni e quindi delle decisioni.
Il punto di partenza io credo debba essere la consapevolezza dell’attenzione molto scarsa che l’opinione pubblica dà al tema del territorio. Porre in modo efficace e pronto il tema in una fase di crisi può servire a catturare l’attenzione. Si tratta di puntare sugli effetti innovativi delle crisi generali   e su quelli  delle emergenze. In questo senso si dovrebbe riuscire a intervenire sul terremoto in Abruzzo con una grande apertura alle istanze innovative proposte dalla crisi mondiale.

Ecco la nostra ambizione è che questa serie d’incontri possa costituire un minuscolo contributo a riflettere sulle linee di ricerca che sollevano problemi di fondo sul nostro sapere, sulle nostre pratiche.
Perché questo avvenga, io credo, noi dovremmo cercare di rinvigorire tutti i ruoli che credibilmente possiamo assegnare all’urbanistica oggi.
Il primo di essi  è un ruolo pratico che le deriverebbe se riuscisse  a concentrarsi e a dare risposte significative alle questioni controverse, che io credo, nella situazione di crisi che ci coinvolge, possiamo considerare delle vere e proprie sfide. Qui si tratta di capire fino a che punto le differenze possono essere risolte all’interno di una condizione di cooperazione sociale.
Il secondo è un ruolo di chiarimento e di orientamento verso cittadini e istituzioni, fornendo indicazioni convincenti  e condivisibili per accompagnarli  a pensare la città, come bene comune. In questa direzione va il proposito di approfondire il senso della tematizzazione della ricerca, cosa  che ci ha indotto alla formula che proponiamo, organizzata in sei giornate, ciascuna intorno ad un tema definito, con due tavole rotonde, una iniziale e una conclusiva.
Il terzo ruolo è quello di indagare sui limiti del possibile delle azioni proponibili. Forse questo ruolo può andare oltre quello già nobile di un riformismo vero, ora e subito, indicato da Pier Carlo Palermo nel libro che discuteremo nella tavola rotonda conclusiva, un riformismo capace di andare oltre il permanente sperimentalismo dell’urbanistica. La direzione forse può essere quella di un ruolo che John Rawls − per la filosofia politica − vede come realisticamente utopico, che si fonda sulla speranza che “il mondo sociale permetta almeno un ordine politico decente”, capace, dico io, di aspirare a una città ragionevolmente giusta.

Devo solo aggiungere che la rivista Crusi propone di utilizzare il materiale delle presentazioni e delle discussioni in un numero monografico Maintenant l’urbanistica.
Adesso passerei la parola in ordine alfabetico.

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3 comments so far

  1. attilio belli on

    Solo per affettuosamente sfottere Daniela: dei nuovi soggetti parlano tre donne? Sì, ma scrivono due uomini: homo faber, foemina ciarlans…con qualche eccezione:
    Martha Nussbaum, L’intelligenza delle emozioni, pp.868

  2. d.l. on

    sì, ma infatti avevo resistito a notarlo. E’ Ilaria che mi costringe…
    :)

    io invece mi permetto (ciarlando) un consiglio da blogger-amica: il commento era meglio metterlo al post di oggi, anche se ne aveva già due, e questo post qui era solitario… giusto per rispettare le topiche

  3. attilio belli on

    Anche i libri di Attili e di Pasqui finiscono per fare riferimento ad un’idea di città come luogo d’incontro.Invece Perulli scrive a proposito del suo libro che “è dedicato alla ricerca di quest’idea di città come intermediario, come ponte.Essa si rivolge a chi…pensa ancora la città come spazio dell’incontro e dell’essere in comune”.Che cosa risponderanno i nostri due autori(Attili e Pasqui)?Domani lo sapremo.


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