So, what?

circolare90_partE allora? A che serve la ricerca? A che serve, per esempio, sostenere che le popolazioni non sono da qualche parte lì fuori, ma siamo noi che le riconosciamo, a partire dalla osservazione di certe pratiche?
Per certi aspetti — è la tesi di Gabriele Pasqui — si può anche rispondere “allora niente”. Ovvero, si fa ricerca anche solo per capire meglio alcune cose, se ci si riesce. E basta. Senza l’ossessione della utilità immediata  (e  invece, provando a verificare se un programma di ricerca come quello abbozzato nel libro “regge” davvero).

Però, a ben vedere, qualche conseguenza pratica dei discorsi sulle popolazioni c’è. In varie direzioni.
Un primo punto da verificare è:  questi ragionamenti servono nella didattica? Perché, nella università disastrata, dovremmo tornare a occuparci di cosa e come insegniamo:  mettendo alla prova — nella didattica, appunto — le cose di cui ci occupiamo nella ricerca. E dovremmo tornare a dialogare con gli architetti, ritrovando il senso del nostro stare nelle facoltà di architettura.
Un secondo punto è:  quali conseguenze hanno certe interpretazioni della realtà per il policy design e per la pianificazione?  Parlare di popolazioni significa andare al cuore dell’agenda urbana. Non sono cose stravaganti:  si parla di mobilità, sicurezza, migranti. Ovvero, proprio dei temi principali dell’agenda urbana. Prendere sul serio il discorso delle popolazioni, allora, ha implicazioni molto concrete. Per dirne una, vuol dire affrontare il nodo rappresentazione/rappresentanza. Dove, spesso, la tradizionale rappresentanza degli interessi non funziona più (non ha molto senso il tavolo dei pendolari, anche se “si fa”).  Di più, vuol dire ripensare in modo diverso i piani, quelli ordinari, che oggi non hanno quasi alcuna presa sulla vita quotidiana.
Infine, c’è il tentativo di aprire una prospettiva etica rispetto al proprio fare. Di imparare a stare nelle proprie pratiche consapevolmente: abbandonando ogni illusione oggettivistica e assumendo che siamo non solo soggetti delle pratiche ma anche soggetti alle nostre pratiche.

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ps.  Poi arriva anche qualcos’altro di/su Vanni Attili  (stiamo cercando di capire come dare  un assaggio del lavoro ipermediale di cui si è discusso anche nell’extra del pomeriggio, affollatissimo).  Mentre  potete già leggere qui le due presentazioni dei libri e ora anche la deregistrazione dell’intervento di Attili.
(aggiornamento domenica 17.05.09)

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Credit. La foto è un particolare di questa, di Ambrosianapictures. Per eventuali riusi, utilizzate la stessa licenza CreativeCommons  (by-nc-sa).

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