Archive for 17 maggio 2009|Daily archive page

I libri della terza giornata/ Zanfi

zanfi_cover_bis Federico Zanfi, Città latenti. Un progetto per l’Italia abusiva, Bruno Mondadori, Milano 2008

Qualità latenti della città abusiva In nessun caso la città appare considerabile come un prodotto esogeno alla società che lo produce, scisso dai modelli di produzione, dagli strumenti di potere e di governo, dallo sviluppo culturale e tecnologico. Tale osservazione risulta particolarmente utile nell’indagare la proliferazione di nuove forme urbane che paiono vanificare il concetto stesso di città.
In che modo il fenomeno dell’abusivismo può essere letto in un quadro di consapevolezza e di vincoli diverso dal passato? Quale punto di vista adottare al fine di elevare gli ambiti non pianificati al rango di città? Quale utilità riveste questa riconsiderazione all’interno del dibattito disciplinare?

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I libri della terza giornata/ Sampieri

cover sampieri Angelo  Sampieri, Nel paesaggio, Donzelli, Roma 2008

Dopo le prime pagine del denso libro di Sampieri, ci si potrebbe chiedere se non sarebbe stato meglio definire preliminarmente l’oggetto del discorso, estirparlo dalla prateria teorica dove “tutto è paesaggio”, fornendone una propria definizione sulla quale successivamente intendersi.
La risposta arriva, però, qualche pagina dopo, nel capitolo sulla dimensione comunicativa del paesaggio. Nella varietà di riviste e contributi teorici che si muovono attorno a questo tema, viene riconosciuta una sfocatura di fondo, un’incertezza definitoria, un’idea a volte vaga — o astutamente vaga — di paesaggio che tuttavia, di contro, aiuta a comprendersi, apre la discussione, accoglie contributi che concetti univocamente definiti rifiuterebbero improvvidamente.

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I libri della terza giornata/ Pizzo

complessita'Barbara  Pizzo, La costruzione del paesaggio, Officina Edizioni, Roma 2007

Se il paesaggio diventa l’oggetto. Ad una prima lettura il lavoro di Pizzo pare orientato verso un impianto prettamente teoretico, anche se non è da sottovalutare lo sguardo rivolto alle pratiche, rispetto alle quali l’autrice muove le sue riflessioni più lucide e verso le quali è in realtà rivolto l’intero lavoro di ricerca. In risposta alla domanda ancora imperante nel dibattito sul tema sul se e perché il paesaggio debba (o possa) essere pianificato, Pizzo afferma convintamente che esso debba costituire l’oggetto degli strumenti di pianificazione.

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