I libri della terza giornata/ Pizzo

complessita'Barbara  Pizzo, La costruzione del paesaggio, Officina Edizioni, Roma 2007

Se il paesaggio diventa l’oggetto. Ad una prima lettura il lavoro di Pizzo pare orientato verso un impianto prettamente teoretico, anche se non è da sottovalutare lo sguardo rivolto alle pratiche, rispetto alle quali l’autrice muove le sue riflessioni più lucide e verso le quali è in realtà rivolto l’intero lavoro di ricerca. In risposta alla domanda ancora imperante nel dibattito sul tema sul se e perché il paesaggio debba (o possa) essere pianificato, Pizzo afferma convintamente che esso debba costituire l’oggetto degli strumenti di pianificazione.

Assumendo la definizione di Giovanni Ferraro secondo cui  “la pianificazione è un modo collettivo per rispondere a situazioni in cui l’interazione spontanea di decisioni individuali produce risultati insoddisfacenti”, l’autrice sostiene che sia proprio questa insoddisfazione diffusa a giustificare l’inserimento del paesaggio “tra gli oggetti della pianificazione”.
Resta da definire come il paesaggio possa diventare oggetto della pianificazione. In quale rapporto è con il territorio e le sue trasformazioni? Quali relazioni può instaurare con gli attuali strumenti e con la dimensione strategica della pianificazione?
Muovendo da tali riflessioni, la trattazione si serve di due definizioni strumentali (o “di servizio”) de “il paesaggio come sotto-prodotto” e “il paesaggio come costrutto strategico”, riconoscendo al termine stesso di paesaggio un implicito carattere ambiguo e polisemico e scegliendo pertanto di non soffermarsi a declinarlo nelle sue diverse accezioni storiche o disciplinari, esimendosi dall’aggiungere nuove definizioni alle già molteplici rintracciabili nella costellazione letteraria sul tema.
L’accostamento dei termini paesaggio e pianificazione risulta particolarmente proficuo in quanto inteso nella cornice concettuale del rapporto tra oggetto e disciplina: il testo si riferisce a tale rapporto in senso essenzialmente metodologico, inquadrandolo nell’ambito delle politiche, rivendendo in questo campo d’azione l’unico in grado di implementare il paesaggio nella sua complessità.
Paesaggio e pianificazione paiono due concetti complementari nella misura in cui il primo arricchisce il secondo di un carattere ambiguo, più incerto del riferimento spaziale al territorio (pur non sostituendosi ad esso).
Esistono, di fatto, diversi “oggetti” investiti dalle politiche paesistiche, dai giardini, alle aree extraurbane, alle infrastrutture della mobilità, verso i quali si riconosce un’attenzione di tipo “paesaggistico” (1) che non sempre coincide con la capacità di leggere e pianificare il paesaggio nel suo complesso.
L’autrice mette infine in tensione le due definizioni “di servizio” utilizzate, chiarendone le apparenti contraddizioni e sostenendo che il paesaggio può essere un “costrutto” strategico proprio in quanto “sottoprodotto”, maneggiabile solo attraverso strategie indirette, con la consapevolezza che quello che pensiamo e pianifichiamo — come ha scritto Giovanni Ferraro —  sarà inevitabilmente diverso da quello che otterremo.

[Rosa Pascarella]

(1) Il termine “paesaggistico” nei testi di legge si alterna spesso in maniera indistinta al termine “paesistico”;  il primo è in realtà maggiormente legato ad un certo tipo di approccio formale ed estetico al paesaggio mentre il secondo termine denuncia la diretta derivazione etimologica da “paese”, quindi il suo legame con la dimensione territoriale.

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Altre info
Scheda su Reviewscout
Articolo di B. Pizzo sul n.9 di Ri-vista

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2 comments so far

  1. francesco merlino on

    il volume di pizzo conferma una tendenza purtroppo inarrestabile: quella di fare del paesaggio, in realtà sempre più compromesso, il terreno di chiacchiere utili solo a costruire improbabili carriere accademiche. in questo senso, la “lucida riflessione” di pizzo (il paesaggio può e deve essere pianificato?) illustra in modo lampante la distanza siderale tra tali “teorie” e la concreta pratica urbanistica.

  2. francesco s. merlino on

    è molto imbarazzante, ma devo segnalare che l’autore della scheda del link (reviewscout) non esiste. provare a cercare su google o su altri motori di ricerca: claude perkams non esiste (ah ah). il sospetto è che l’autore della lusinghiera review e l’autrice del libro siano la stessa persona!!! che imbarazzo!!! e che tristezza!!!


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