I libri della quarta giornata / Cremaschi

tracce di quartieriM. Cremaschi (a cura di), Tracce di quartieri. Il legame sociale nella città che cambia, Franco Angeli

Il quartiere è uno degli elementi più umani nella struttura della città (Joel Diaz 2006). Forse è proprio questa sua dimensione così incredibilmente fisica, carnale, misurabile attraverso l’esperienza corporea, che, in un’epoca di legami invisibili, di società liquida (Baumann Z. 2007), di luoghi di contatto virtuale, di ingombranti cambiamenti sociali e urbani, lo rende ancora oggi un’efficace lente di ingrandimento attraverso cui guardare la città.
Abitanti nuovi e vecchi, immigrati, borgatari, turisti, artisti, city user (Martinotti 2001) e altre umanità, continuano, infatti, a tessere reti relazionali, a costituire comunità, a interagire nelle più semplici routine individuali e collettive, ma soprattutto a fare tutto ciò nel quartiere, spazio che il corpo misura nell’esperienza quotidiana.
Le narrazioni che si avvicendano in questa raccolta di tracce di quartieri disegnano geografie umane e urbane che hanno il merito di svelare complessità di senso e di identità, di quartieri troppo spesso omologati e liquidati con aggettivi stereotipati, che tendono a marcarne solo il carattere periferico e/o marginale rispetto alla città ufficiale, facendoli ricadere nel calderone dei “quartieri problematici”, da trattare con politiche ancora troppo poco differenziate e incisive.

Emblematici rispetto alla messa in luce di complessità sono i saggi di C. Novak e V.Andriola, e di De Leo. Il primo restituisce le molteplici immagini di un poli-quartiere che si sviluppa lungo una strada di 5 Km, via Padova, in cui si susseguono, talvolta sovrapponendosi e miscelandosi, memoria popolare, luoghi storici, vecchi e nuovi abitanti, nuovi racconti, etc; il secondo descrive invece un quartiere socialmente connotato in senso alto-borghese – di qui l’etichetta di “salotto della Napoli bene” – che tuttavia convive con un humus popolare altrettanto connotato, facendo emergere i significati di un singolare fenomeno di gentrification con radici antiche, che, al contrario di ciò che si verifica in altre città, determina una condizione di immobilità e di rallentamento per politiche di rivitalizzazione urbana, sociale e culturale che coinvolgano l’intera città.

Ogni autore utilizza con abilità piccoli escamotage o categorie letterarie che meglio si prestano a delineare nell’immaginario del lettore istantanee dei luoghi descritti, o a catturare l’intensità delle relazioni raccontate. D. Ceccarelli ci mostra l’ex-borgo di Primavalle come attraverso sequenze di un filmato registrato su un mezzo in movimento; D. De Leo, ispirandosi ad Agamben, usa l’immagine di luogo di eccezione per cercare di svelare l’intimità di un quartiere complesso e diverso dagli ex-quartieri popolari attualmente luoghi nodali nei processi di gentrification ; A. Micoli si serve della parola “isola” e dell’immaginario che evoca, per ridisegnare il quartiere con le geografie emotive che emergono dalle narrazioni degli abitanti; S. Annunziata ci presta la lente del desiderio per guardare S. Lorenzo, che rimbalza negli immaginari degli abitanti, ora come desiderio di quartiere-paese che non c’è più, ora di quartiere alla moda che non c’è ancora, riconfermando così Lefebvre: “…al desiderio non corrisponde alcun oggetto, ma uno spazio in cui il desiderio possa realizzarsi” e evidenziando le direzioni della trasformazione del quartiere verso l’intercettazione di immagini possibili di sé in questo multiforme incrocio di immaginari.

Altra caratteristica che accomuna i racconti, è l’utilizzo minuzioso della descrizione. Il ricorso a nomi propri di luoghi, di quartieri, di zone, mette in evidenza come nell’immaginario degli autori, anch’essi abitanti, ogni frammento di luogo, ogni più piccolo confine, abbia un significato profondo nella restituzione delle mappe mentali che restituiscono le geografie locali.
Dall’accuratezza delle descrizioni emerge anche l’intercambiabilità dell’immaginario relativo ad alcuni quartieri nella geografia di ogni città. Durante la lettura cercavo di configurare dei luoghi che non conoscevo riportandoli a immagini note, e nel fare questo gioco, mi rendevo conto che ognuna delle quattro città ha una sua via Arquata, un S. Lorenzo, un quartiere Isola, o ancora una via Padova, anche se magari spalmata in una serie di viuzze più piccole, in prossimità della stazione di piazza Garibaldi a Napoli, fertile approdo di immigrati e nuovi arrivati, con le loro fitte reti di usi e pratiche di appaesamento e appropriazione (Signorelli 2006 ).

Ancora nell’ambito del binomio quartiere/immaginario, emerge dalle narrazioni degli abitanti una sorta di lessico di quartiere, ora riferito a elementi formali, ora per evocare stati d’animo, che traccia un significativo confine tra nuovi e vecchi abitanti .
La casa a ringhiera o a ballatoio evoca per i vecchi abitanti l’assegnazione di un alloggio, ma anche storie di emarginazione, degrado, difficoltà abitative, mentre, per i nuovi abitanti, connota un quartiere popolare, intimo, desiderabile e ricercato come difesa da un urbanità troppo aggressiva e omologante; ricorre la parola paese o l’espressione “si conoscono tutti” con le immagini che richiama rispetto all’ esistenza di una comunità insediata nel quartiere; ricorre la parola isola , con una connotazione il più delle volte negativa, riferita ad una condizione di isolamento, ma anche a sottolineare l’identità indipendente del quartiere, prima di essere parte di città.
Nella seconda parte del libro i confini del quartiere si affievoliscono a vantaggio di una scala più territoriale e la comunità legata a un luogo preciso scompare per trasformarsi in gruppi o comunità di abitanti staccati da un contesto definito, ma allo stesso tempo generatori di contesti.
Attraverso la descrizione della popolazione delle borgate romane, A. Coppola delinea le radici profonde della nascita e dell’evoluzione della periferia romana e allo stesso tempo racconta un momento significativo di storia associativa e politica; attraverso l’analisi delle carriere abitative degli immigrati M.T. Sepe descrive il processo di ibridazione multietnica di pratiche e di usi, che sta lentamente cambiando volto al quartiere Montecalvario, ma ancora latente e difficile da connotare; analogo approccio utilizza M. Radini nel tracciare le geografie sociali delle quattro città esaminate, attraverso pratiche e modalità abitative.
Alla fine di ogni saggio è dedicato uno sguardo alle politiche in corso rispetto alle situazioni descritte e alcuni provano anche a suggerire possibili direzioni da intraprendere.

Dal confronto dei diversi saggi, l’atteggiamento politico che emerge è un offerta blanda di politiche o politiche blande, che quando non mostrano addirittura un silenzioso assenso, complice di costruttori senza scrupoli, come nelle descrizioni della nascita delle borgate abusive o della periferia abusiva del napoletano descritta da G. Laino, denotano senza dubbio una scarsa conoscenza delle realtà, nelle sue pieghe profonde e intricate, che la molteplicità e l’accuratezza delle narrazioni ha avuto il merito di aver maneggiato, o ancora una scarsa capacità di tradurre conoscenza in politiche appropriate.
Se il racconto di via Arquata, che nell’essere presentato come intervento omeopatico o in ogni caso circoscritto rappresenta comunque un risultato, come i timidi successi delle politiche messe in campo nei quartieri spagnoli dal comune di Napoli e il progetto di riutilizzo dei bassi e le relative possibili dinamiche che innescherebbe, anche in questo caso forse di limitato effetto, il saggio su via Padova svela identità complesse, su cui forse andrebbero costruite e sperimentate politiche ad hoc, richiedendo alle amministrazioni ascolto e capacità di analisi di identità, che, nonostante il fertile momento attraversato da Milano, non sembrano ancora capaci di mettere in atto, limitandosi a fumose politiche culturali caratterizzate da soluzioni codificate su modelli di spazialità astratti, che non hanno niente da condividere con queste tracce di quartieri.

[Valentina Gurgo]

Altre info
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gli autori riparlano del libro

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