I libri della quinta giornata /in movimento

in-movimentoA.  Balducci, V. Fedeli, G. Pasqui (a cura di), In Movimento. Confini, popolazioni e politiche nel territorio milanese, Franco Angeli, Milano 2008

Paradossi ‘definitivi’.  Come ridurre la distanza che spesso intercorre tra l’evoluzione di fenomeni urbani e la costruzione di politiche ad essi relative? Quali strumenti sono capaci di cogliere i fenomeni che determinano trasformazioni nel contesto urbano? Quale atteggiamento può assumere l’autorità preposta alla gestione del territorio in un contesto urbano in continua evoluzione?

Il testo, frutto di una ricerca svolta sull’area metropolitana milanese, tenta di rispondere a questi interrogativi, proponendo il movimento come chiave di lettura;  la mobilità infatti è considerata un punto di vista privilegiato perché rappresenta la società contemporanea, ne ricostruisce i margini e la caratterizzazione, e dunque si rivela appropriata per indagare e comprendere le trasformazioni delle città contemporanee, e della realtà  milanese in particolare.

L’approccio metodologico propone nuovi ambiti di analisi come l’interpretazione dei luoghi della comunicazione pubblica, quello relativo alle aggregazione ‘attive’ sul territorio – le comunità di pratiche – e quello dei cosiddetti gruppi virtuali, fenomeno oramai largamente diffuso e che, nello specifico caso milanese, nonché all’interno del dibattito sulla mobilità, si è ritagliato uno spazio identificativo ‘di bisogni’.
Si procede, dunque, nel testo attraverso un percorso a scomparti, i cui tasselli costruiscono una visione rappresentativa della città di Milano, i cui confini sembrano identificarsi oggi con delle traiettorie dinamiche anziché con luoghi dalla precisa demarcazione.
xL’approccio al contesto urbano, prima ancora che l’azione volta alla risoluzione dei problemi che solleva, viene identificato dunque come un’azione di definizione.
Si apre allora un margine di riflessione sulla opportunità di definire un contesto a partire dall’attribuzione di senso alla transitorietà e alla contestualizzazione delle informazioni derivanti dalle pratiche. Atteggiamento che riconosce alle pratiche stesse la capacità di anticipare – secondo una citazione di Bourdieu – “l’avvenire inscritto nel presente allo stato di potenzialità oggettiva” e dunque la potenzialità di “dialogare con le questioni generali” (Balducci) prescindendo da una tecnicistica pretesa di generalizzazione, che non rispecchia più la eterogeneità dei contesti urbani.
Sembra lecito dunque, superare lo stato di ‘incoscienza’ del territorio, facendo riferimento all”inconsapevole’ (fino a che punto inconsapevole?) uso dello stesso, ed in particolare attraverso la ricostruzione di questi ‘pezzi di urbanità’ si riflette anche sulla loro “implicazione in termini di politiche”.
Risulta interessante, infatti, la messa a fuoco da parte degli autori di una ulteriore attribuzione di senso ai processi di indagine, che vengono interpretati come strumenti sia nell’ accezione di instruére (lo strumento è tutto ciò con cui e per mezzo di cui si opera) che di instruìre (ammaestrare, addottrinare, informare), attraverso appunto l’orizzontalità del metodo. Ai metodi si riconosce, infatti, la potenzialità di contribuire a processi di cambiamento, divenendo essi stessi delle pratiche e dunque potenzialmente ‘strumenti di politica’, oltre che ‘strumenti per le politiche’. In un ordine a tratti sovvertito, in cui il processo di conoscenza è pluridirezionale.
Dunque l’indagine assume valore per la sua capacità di costruire scenari, e tanto più tale strumento ‘vive’ la complessità che tenta di descrivere, tanto meglio si costruiranno delle ipotesi descrittive e interpretative, legate fortemente alla possibilità di agire e di costruire politiche appropriate. Il movimento in questo caso rappresenta la chiave di lettura, ma anche la logica di azione per la risposta da dare alle esigenze urbane.
La stessa capacità conoscitiva, discussa nel testo di Valeria Fedeli, si rende attuale nel momento in cui aderisce al concetto di esperienza, che con il movimento, nelle sue diverse accezioni, ha molto a che vedere.

In questa logica le istituzioni rappresentano il luogo di supporto per la costruzione di tali scenari, un luogo ‘intermedio’, nel quale gli interessi “non debbono essere trattati come presupposti all’azione, ma come prodotti contestualmente all’azione” (Fedeli).
Resta da chiedersi come si possa evitare il rischio di un ‘eccesso di legittimazione’ da un lato e come il ‘ricorso al soggetto’ non si tramuti, dall’altro, in pretesto per una apparente ‘democratizzazione’ della costruzione delle politiche stesse, come è già successo in altri casi.

[Rosandra Esposito]

Altre info
la scheda dell’editore

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