I libri della sesta giornata / Carta

creative_180Maurizio Carta, Creative city. Dynamics, innovation, action, List – Laboratorio editoriale, 2008

Da oltre un decennio, la creatività si presenta come crocevia epistemologico tra discipline (soprattutto economia, geografia, urbanistica e sociologia), catalizzatore di network internazionali (come il Creative Cities Network dell’Unesco) e fondamento strategico che irrompe come obiettivo da perseguire nelle politiche europee, in quelle nazionali e nei piani strategici locali. Con cui presentare città, regioni o città-regioni sulle scene internazionali (da Creative London a Creative Manchester, Bristol, Plymouth, Toronto, Vancouver, Ontario, Ottawa, Cincinnati, Tampa Bay, Osaka, etc.).
Nella costellazione di approcci, la creatività si presenta come un concetto sfumato, preso nella tensione tra la tendenza a offrirsi come fattore competitivo e vettore attrattivo di talento, attraverso cui le città si posizionano nelle gerarchie globali, e come complesso motore coesivo e generativo di mutamento, dinamizzatore di più profonde trasformazioni del tessuto materiale e immateriale della città.

In questa tensione si colloca la riflessione di Maurizio Carta, con l’intento dichiarato di passare da una “visione in cui le città più competitive sono quelle in grado di attrarre la classe creativa” ad una “visione progettuale in cui la città diventa generatrice di creatività”, configurandosi come “potente incubatore di economie dell’innovazione, della cultura della ricerca, della produzione artistica, investendo nell’economia dell’esperienza e rafforzando il proprio capitale identitario”.
Un passaggio non semplice, embrionalmente carico di contraddizioni, coacervo di una varietà di riflessioni che qui vengono disattese dalla volontà di delineare un percorso che, mutuando il linguaggio della pianificazione strategica (vision, mission, ouput, future), si presenta come un “manifesto” per l’azione progettuale.

L’obiettivo è infatti delineare una strategia affinché le città, soprattutto le second city, possano contribuire alla costruzione di una rinnovata armatura creativa europea, collocandosi con innovatività nella recente geografia che ne emerge.
Nell’ultimo decennio infatti il panorama europeo, soprattutto quello che affiora dalle strategie e dalle letture comparative, si compone di città che in vari modi hanno investito sulla cultura e sulla creatività, ridisegnando mappe e riformulando gerarchie.
Collocarsi in questa nuova geografia, partecipare alla costruzione di un’armatura urbana europea articolando maggiormente le forme con cui essa si presenta (quella delle città nodo, delle città piattaforme e delle città “commutatori territoriali”), sollecita i sistemi urbani a diventare culture-based competition cities, dove l’antagonismo non si misura solo sulle risorse presenti, ma soprattutto sulla capacità di produrre cultura.
Lungo questa strada emerge la città creativa del XXI secolo, intesa come quella che non solo punta sulla valorizzazione e promozione della propria identità culturale, della capacità di innovare, dell’abilità di attrarre la classe creativa, ma che nello stesso tempo fertilizza la creatività urbana e l’intelligenza collettiva dei suoi abitanti lavorando sull’immaginazione come forza generatrice e sulla conoscenza come energia organizzativa.

La tesi – in bilico tra una visione della creatività come fattore competitivo e motore coesivo, tra consumo e produzione di cultura –  rivela una certa dipendenza dai potenti stimoli prodotti dalle ricerche di R.  Florida, a cui si affiancano meno espliciti riferimenti al “milieu creativo” di Ch. Landry che , proposto come fondamento dell’azione progettuale, viene presentato attraverso sette indici (identità, sostenibilità economica, potenzialità, dinamicità, interazione, multisettorialità, perturbazione) capaci di catturarne il dinamismo.
Seguendo l’andamento di alcune sperimentazioni significative europee e all’interno della nuova visione teatrale dell’esperienza di consumo introdotta dalla economia dell’esperienza di Pine e Gilmore, la proposta per l’attivazione della città creativa si articola nella costruzione di “cluster creativi”, declinati in “culturali” e “di eventi”. Posti al centro di una strategia progettuale, attorno a questi si articolano quattro obiettivi da perseguire e tre campi di politiche da attivare per il loro sviluppo. Tra i primi il rafforzamento della competitività territoriale attraverso il potenziamento della competitività delle imprese e l’incremento dell’attrattività dell’area, lo stimolo alla produzione di effetti positivi del cluster verso il più ampio territorio che lo ospita, il miglioramento dell’occupazione in termini qualitativi e proiettivi verso la città e, infine, l’incremento dell’internazionalizzazione in termini di esportazione e di peso delle imprese esterne all’interno dei cluster. A tali obiettivi si collegano politiche per lo sviluppo dei cluster: quelle tese a rafforzare la competitività (sviluppo di piani strategici, incremento delle competenze, potenziamento dei servizi, facilitazione dell’interazione tra attori); le politiche di valorizzazione degli effetti positivi (interventi di sviluppo sostenibile, razionalizzazione della localizzazione delle imprese, comunicazione e valorizzazione dell’immagine-brand della città); le politiche orientate alla riduzione degli effetti negativi (mercato immobiliare/gentrification, mobilità urbana, qualificazione e assistenza al mercato del lavoro).
Al fine di rafforzare il percorso progettuale proposto, la riflessione viene sostenuta da una rassegna di esperienze, scelte fra quelle città che, nel rinnovare i loro waterfront attraverso progetti legati alla cultura e alla creatività, si presentano come piccole capitali creative europee.

L’album, redatto da Barbara Lino e Anna Maria Moscato, prospetta sinteticamente le sperimentazioni di 12 città (Amburgo, Barcellona, Bilbao, Bordeaux, Genova, Hamburg, Lyon, Lisboa; Marseille; Newcastle, Palermo, Rotterdam, Valencia) attraverso una introduzione sulle strategie e i piani e un approfondimento sulle iniziative di rigenerazione, individuando i principali partner e valutando gli effetti sulla riqualificazione urbana e sulla rivitalizzazione economica e sociale.

[Ilaria Vitellio]

Altre info
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