I libri della sesta giornata / Colarossi, Latini

colarossi-latiniPaolo Colarossi e Antonio Pietro Latini, La progettazione urbana
Principi e storie, Metodi e materiali, Declinazioni e strumenti
, Il Sole 24 Ore 2007-08

Colarossi e Latini riconducono la difficile condizione disciplinare alla distanza esistente tra bassa qualità della città contemporanea ed aspettative delle popolazioni insediate: la pratica urbanistica risentirebbe di un ritardo rispetto la velocità e la consistenza delle trasformazioni territoriali della modernità. Una distanza che per gli autori risulta particolarmente evidente nelle pratiche del progetto urbano, inteso come territorio intermedio tra pianificazione ed architettura.
Un territorio trascurato, in larga parte abbandonato sia dall’architettura che dall’urbanistica: con la prima sempre più attratta dalla spettacolarizzazione del manufatto e la seconda che ha spostato il proprio baricentro verso le scienze sociali ed economiche.
E invece proprio il controllo spaziale delle trasformazioni, la qualità urbana ed ambientale degli insediamenti, costituiscono, per gli autori, il dato materiale della pratica urbanistica, possibile elemento di connessione tra saperi teorici e percezione collettiva.

In Italia, nota Paolo Avarello nella Presentazione, la scala della progettazione urbana è stata soprattutto praticata nell’ambito degli insediamenti realizzati ai sensi della Legge 167/1962, peraltro con risultati discutibili. Eppure, sulla scia delle riforme urbanistiche regionali (con il rinnovato ruolo assegnato alla dimensione “operativa” del progetto urbanistico) e con la diffusione degli strumenti di pianificazione complessa – questa è la tesi fondativa dell’opera – la dimensione del progetto urbano torna ad assumere carattere centrale, sia nelle aree di nuova espansione che per gli interventi di riqualificazione dell’esistente: per la città storica e le aree con reperti archeologici, per le aree produttive dismesse (in attesa oramai da decenni), per la città densa della prima espansione post-bellica ed i quartieri di edilizia residenziale pubblica nonché per i territori instabili della periferia recente.
Dalla necessità di rispondere alla rinnovata esigenza di controllo spaziale delle trasformazioni, per “migliorare la consapevolezza del fare (…) nell’ambiente in cui viviamo” nasce, dunque, l’atlante di progettazione urbana di Colarossi e Latini; monumentale opera, articolata in tre volumi, ma invero parte di un unico libro (le argomentazioni tra volumi difatti si richiamano a vicenda e non esiste una suddivisione netta tra gli stessi per argomenti o registro).

Atlante, come sottolineato dagli stessi autori, è termine appropriato perché di questo la trattazione conserva l’assoluta centralità dell’iconografia, intesa come filo conduttore del discorso, volutamente leggibile in modo indipendente dalla trattazione teorica e dai suggerimenti pratici che di volta in volta si susseguono nei diversi capitoli testuali.
Atlante è inoltre termine più appropriato all’opera di Colarossi e Latini di manuale o trattato, per diverse ragioni: 1) la sostanziale assenza di articolazione funzionale e/o tipologica nella trattazione degli argomenti (questa condizione è tipica dei manuali che tendono a sezionare l’oggetto della trattazione in elementi); 2) lo stile argomentativo e non normativo, discorsivo e non assertivo, più vicino ad un racconto di buone pratiche che non alla stabilizzazione di ricette definitive (anche analizzando l’apparato iconografico si nota l’assoluta prevalenza di figure non semplificate in schemi);  3) l’equiparazione tra differenti esemplificazioni che mai sono portate a sostegno di precostituite tesi teoriche o operative (come invece accade nella trattatistica) ma mirano a restituire una “molteplicità delle situazioni e, dunque delle soluzioni (…), nella convinzione che un mondo plurale deve ricercare uno stretto passaggio tra l’anonimato di un preteso bene assoluto e l’anarchia di un nichilismo stolido”.

Si tratta, come evidente, della ricerca di un punto di equilibrio tra tendenziosità e pensiero debole affatto facile da fissare ma che rende l’opera nel suo complesso paragonabile ad una buona antologia letteraria, capace di: 1) assicurare ai lettori (studenti, professionisti, studiosi) un ampio ed articolato livello di conoscenza delle soluzioni e dei problemi tipici della progettazione urbana, sia in relazione alle soluzioni spaziali e alle linee di ricerca disciplinari che alle più specifiche questioni tecniche e di fattibilità; 2) rendere possibile la scelta consapevole delle proprie affinità culturali e stilistiche, da approfondire anche in funzione del ricco apparato bibliografico fornito (in ciò l’antologia svolge un ruolo maieutico, aiuta a scegliere senza fornire soluzioni a priori); 3) contribuire, anche attraverso la ricostruzione di rapporti casuali tra opportunità, problemi e soluzioni, alla definizione di una storia del progetto urbano: per individuare possibili linearità, pur se fatte di segmenti discontinui, e riappropriarsi di uno spazio in cui affermare un rinnovato e centrale ruolo dell’urbanistica, arricchita dagli sconfinamenti nelle scienze sociali ed economiche, ma di nuovo centrata sul tema della qualità dello spazio, della bellezza (rispondenza estetica, condivisione) ed adeguatezza (rispondenza funzionale) della città, anche contemporanea, alle domande, peraltro spesso implicite, dei suoi abitanti.

[Enrico Formato]

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