I libri della sesta giornata / Palermo

pcp_possibilePierCarlo Palermo, I limiti del possibile. Governo del territorio e qualità dello sviluppo, Donzelli, Roma 2009

Il testo fornisce una sintesi evoluta di alcune delle principali tesi dell’autore, che si colloca in una posizione critica e riflessiva rispetto a un ampio spettro di posizioni disciplinari, letteratura e casi concreti.
Egli ricostruisce in una forma volutamente sintetica e asciutta (talvolta deliberatamente tranchant), una panoramica della pianificazione dagli anni ’60 ad oggi, sintetizzando e richiamando alcuni dei principali contributi teorici già espressi in testi precedenti. Rispetto ai quali qui aggiunge riflessioni e commenti a sostegno della necessità di fare i conti con i limiti del possibile, entro una cornice di necessaria etica della responsabilità, indispensabile per governare efficacemente i processi di trasformazione.

In particolare, in questo ultimo volume, egli:
–    sintetizza alcune delle principali tesi di Interpretazioni dell’analisi urbanistica (in particolare, nel richiamo alle figure di Astengo e De Carlo all’interno dell’evoluzione disciplinare italiana passando poi per Secchi e Gregotti);
–    aggiorna con valutazioni più mature le esperienze osservate in Prove di innovazione e nella corrispondente versione breve in inglese Innovation in Planning. Italian Experiences (riprendendo la rassegna di strumenti lì presentata dopo un tempo più ampio di riflessione e verifica dei risultati conseguiti e assumendo posizioni più critiche rispetto al tema dell’integrazione);
–    seleziona riferimenti e ‘pubbliche’ riflessioni su casi concreti da Trasformazioni e governo del territorio (si vedano i richiami a Milano, alla Lombardia, a Napoli e Roma).

L’operazione è tutt’altro che neutra: l’autore conferma e rafforza la scelta di alcuni riferimenti stabili come Astengo, De Carlo, Hirschman ai quali aggiunge esplicite dichiarazioni di stima per Donolo, Magnaghi, Lanzara e pochi altri; indicando, allo stesso tempo, alcune linee di ricerca che non si sono rivelate, a suo dire, di particolare utilità per la disciplina (segnatamente la planning theory e la pianificazione collaborativa à la Healey).
Le riflessioni svolte nel libro seguono la traccia di un laboratorio di ricerca fra campi diversi di idee ed esperienze. I temi del governo delle trasformazioni sono discussi da diverse prospettive disciplinari, con il tentativo di far dialogare architetti, urbanisti, policy scientists e altri profili con l’auspicio che ciascuno provi a vedersi con gli occhi degli altri.

Il volume parte dalla considerazione che sia necessario condurre un bilancio rigoroso della lunga stagione di sperimentazioni e innovazioni nel campo della pianificazione, provando a individuare indirizzi di metodo, di ricerca e di orientamento all’azione pubblica che ci facciano uscire da una sterile condizione di sperimentalismo permanente.
L’operazione si svolge attraverso quattro passaggi argomentativi. In primo luogo introduce l’argomento del libro e delinea sette grandi temi di innovazione possibile (cap.1); un successivo passaggio consiste nella discussione dei paradossi non sempre espliciti che accompagnano i paradigmi dominanti (cap. 2). Viene poi sviluppata una riflessione sul nesso fra i temi del governo e dello sviluppo del territorio (capp. 3 e 4). Segue poi una discussione più specifica sugli strumenti: le forme attuali di pianificazione (cap. 5), le principali chiavi di lettura delle trasformazioni per progetto (cap. 6), e la varietà emergente di policy tools (cap. 7).
Le conclusioni si concentrano prevalentemente sulle modalità di probing del lavoro della politica e degli esperti in questo campo (cap.8);  sulle implicazioni etiche del complesso di politiche e pratiche (cap.9);  sulla questione delle possibilità di un cambiamento innovativo per il governo delle trasformazioni del territorio in Italia (cap.10).
Le finalità esplicite del libro sono rivolte all’innovazione e all’efficacia dell’azione disciplinare, a partire dalla valorizzazione di un percorso personale di attenta critica alle teorie e alle sperimentazioni pratiche in corso. La tesi sostenuta è che le sperimentazioni recenti hanno compiuto molti errori (che talvolta dipendono da generose intenzioni), ma lasciato anche molte tracce che possono guidare verso un cambiamento innovativo.
Nella Babele o nel conformismo dei valori e dei paradigmi – sostiene l’autore – è necessario riconoscere una robusta via riformista come cultura del possibile, capace d’essere solidale e responsabile, critica e progettuale allo scopo di guidare le trasformazioni connesse al governo del territorio.

[Daniela De Leo]

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