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I libri della sesta giornata / Palermo

pcp_possibilePierCarlo Palermo, I limiti del possibile. Governo del territorio e qualità dello sviluppo, Donzelli, Roma 2009

Il testo fornisce una sintesi evoluta di alcune delle principali tesi dell’autore, che si colloca in una posizione critica e riflessiva rispetto a un ampio spettro di posizioni disciplinari, letteratura e casi concreti.
Egli ricostruisce in una forma volutamente sintetica e asciutta (talvolta deliberatamente tranchant), una panoramica della pianificazione dagli anni ’60 ad oggi, sintetizzando e richiamando alcuni dei principali contributi teorici già espressi in testi precedenti. Rispetto ai quali qui aggiunge riflessioni e commenti a sostegno della necessità di fare i conti con i limiti del possibile, entro una cornice di necessaria etica della responsabilità, indispensabile per governare efficacemente i processi di trasformazione.

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Riflettendo sui percorsi formativi

Per gli appuntamenti di domani, 2 post, più giù

Tra i temi trattati nella prima giornata, emerge quello della formazione nel contesto italiano. Tra gli ospiti presenti alla tavola rotonda, ne hanno parlato soprattutto Roberta Amirante e Alessandro Balducci.

Roberta Amirante — da presidente del corso di laurea a ciclo unico di Napoli, ma anche da persona che si occupa di progetto urbano alla architetto, come dice nell’intervento — si è posta e ha posto soprattutto domande intorno al nocciolo dell’urbanistica, partendo da nodi  di comune interesse per le diverse tradizioni disciplinari presenti nelle facoltà di Architettura.

Sandro Balducci — che  sui percorsi formativi innovativi riflette in e con le pratiche da oltre dieci anni, e che può contare sulla esperienza maturata nel contesto particolare del Politecnico di Milano — ha ripercorso le diverse vite del corso di laurea  in Urbanistica e pianificazione di là, mettendo in luce  le opportunità offerte da quel pluralismo della formazione che è  caratteristica originale  italiana.

Da entrambi gli interventi, infine, spunta  il tema della responsabilità (Amirante) e della apertura al mondo (Balducci).
Perché si può avere una certa fiducia — e non solo pensare che “le cose ci stanno crollando sotto i piedi”, per dirla con Balducci — se l’università riesce (ancora, o di nuovo) a formare persone  in grado di intendere (e trattare ) la domanda che viene dalla società.
A quella  domanda — sostiene invece  Alberto Clementi — oggi, gli urbanisti italiani, nonostante il raffinato dibattito teorico (o proprio  in ragione di esso?)  non sembrano  in grado di rispondere.
O almeno, questo è il fantasma che sembra profilarsi quando si guarda a molte delle vicende  recenti, dal piano casa a L’Aquila.