Archive for the ‘fare città’ Tag

Maintenant, altre cose

In attesa di una nuova serie di Maintenant d’urbanistica, utilizziamo questo blog anche per segnalare altre iniziative a cura del dottorato in Urbanistica, a volte organizzate  in collaborazione con altri.

Per esempio, questo seminario internazionale sul caso di un quartiere di Barcellona.

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I libri della quarta giornata / Cremaschi

tracce di quartieriM. Cremaschi (a cura di), Tracce di quartieri. Il legame sociale nella città che cambia, Franco Angeli

Il quartiere è uno degli elementi più umani nella struttura della città (Joel Diaz 2006). Forse è proprio questa sua dimensione così incredibilmente fisica, carnale, misurabile attraverso l’esperienza corporea, che, in un’epoca di legami invisibili, di società liquida (Baumann Z. 2007), di luoghi di contatto virtuale, di ingombranti cambiamenti sociali e urbani, lo rende ancora oggi un’efficace lente di ingrandimento attraverso cui guardare la città.
Abitanti nuovi e vecchi, immigrati, borgatari, turisti, artisti, city user (Martinotti 2001) e altre umanità, continuano, infatti, a tessere reti relazionali, a costituire comunità, a interagire nelle più semplici routine individuali e collettive, ma soprattutto a fare tutto ciò nel quartiere, spazio che il corpo misura nell’esperienza quotidiana.
Le narrazioni che si avvicendano in questa raccolta di tracce di quartieri disegnano geografie umane e urbane che hanno il merito di svelare complessità di senso e di identità, di quartieri troppo spesso omologati e liquidati con aggettivi stereotipati, che tendono a marcarne solo il carattere periferico e/o marginale rispetto alla città ufficiale, facendoli ricadere nel calderone dei “quartieri problematici”, da trattare con politiche ancora troppo poco differenziate e incisive.

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I libri della terza giornata/ Zanfi

zanfi_cover_bis Federico Zanfi, Città latenti. Un progetto per l’Italia abusiva, Bruno Mondadori, Milano 2008

Qualità latenti della città abusiva In nessun caso la città appare considerabile come un prodotto esogeno alla società che lo produce, scisso dai modelli di produzione, dagli strumenti di potere e di governo, dallo sviluppo culturale e tecnologico. Tale osservazione risulta particolarmente utile nell’indagare la proliferazione di nuove forme urbane che paiono vanificare il concetto stesso di città.
In che modo il fenomeno dell’abusivismo può essere letto in un quadro di consapevolezza e di vincoli diverso dal passato? Quale punto di vista adottare al fine di elevare gli ambiti non pianificati al rango di città? Quale utilità riveste questa riconsiderazione all’interno del dibattito disciplinare?

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